Viaggiando da Essaouira a Chefchaouen si attraversano circa 700 chilometri. Stradine di montagna, strade nazionali, autostrade, villaggi a mare, paesaggi desertici e fiumi fra valli verdeggianti, le periferie di Safi, Rabat e Casablanca, Tetouan andalusa, e infine Chaouen, con la sua medina fiabesca.
Le unioni civili, col dibattito che inevitabilmente provocano, potrebbero rappresentare l’occasione per riflettere anche sul tema della maternità. A suo modo lo ha fatto di recente Vittorio Sgarbi, che ha letto con la consueta tracimante foga Supplicaamiamadre di Pasolini.
Per contribuire agli sforzi di Medici senza Frontiere, Comitato internazionale di soccorso, Save the Children e UNHCR, su Internet è stata lanciata l'iniziativa Google per l'emergenza rifugiati e migranti.
Per entrare all’interno del progetto poetico di Chiara Catanese occorrerebbe, anzitutto, tentare una ricostruzione culturale e di significato che inerisca i due termini coinvolti nel titolo del nuovo libro. Il testo è stato presentato lo scorso 1 Settembre ad Agrigento nella splendida cornice di Villa San Marco: nel cuore della valle dei templi.
Il termine acqua, sovraccarico di senso per il pubblico agrigentino, sollecita già sulle prime a guardare verso l’orizzonte delle origini. Seguendo Diogene Laertio e la sua Vita e dottrine dei più celebri filosofi ritroviamo l’indicazione di Talete di Mileto identificato come primo pensatore e filosofo. Questi, in contrapposizione ai saperi spuri, o intrisi di elementi mitologici, era risalito all’idea di principio indicando proprio nell’elemento “acqua” la scaturigine della vita e del tutto. “Ogni elemento è umido”: questa sembrava la constatazione che aveva condotto il primo dei filosofi a ritrovare un criterio immanente, perché naturale, per spiegare in modo completo la nascita del nostro mondo. Ma l’acqua non è presente come elemento centrale solamente alle origini della manifestazione del logos filosofico ed anche i primordi della creazione, secondo la tradizione Ebraico – Cristiana, testimoniano molto in tal senso: nei primissimi versetti della Genesi (1,2) leggiamo: “La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”.
Cosa resta delle cose che ascoltiamo, guardiamo, leggiamo? Assai poco, almeno apparentemente, diremmo alcune volte; altre volte siamo disposti ad affermare che sì, senza dubbio qualcosa rimane. Dipende.
In un freddo febbraio mi portarono a dormire dai nonni paterni. Sapevo che nonno Nino era malato e avevo capito che il mio trasferimento dai genitori di mio padre era connesso alla sua malattia. Lo sapevo bene perché una sera dell’estate prima era venuto in camera mio zio a dire a mia madre che il nonno era molto malato e che il dottore aveva dato una diagnosi che non lasciava speranze. Era perfino andato a Palermo ma le cose non erano migliorate.
Mi sono ricordato, poco fa, di alcuni versi di Brecht, quelli che dicono: Quali tempi sono questi, quando \ discorrere d’alberi è quasi un delitto \ perché su troppe stragi comporta silenzio! E’ il mare che ci sta davanti che li ha restituiti alla mia memoria. Il nostro mare ormai da troppo tempo rimanda a foschi pensieri, evoca terrore, disperazione, morte. Esso non è più lo stesso, non è più il mare di una volta.
I tamburi annunciano in questi giorni l'approssimarsi della processione di san Calò e con la processione tornano le preoccupazioni, i timori, i ricorrenti propositi di normalizzarla.