Submitted by redazione on Tue, 18/04/2017 - 14:06
Caro Giandomenico, ho letto su Suddovest il tuo Che fare? Migliori del proprio tempo o del proprio tempo i migliori? e di seguito le riflessioni di Maurizio Iacono, di Giovanni Taglialavoro, di Enzo Campo e di tuo fratello Stefano.
Submitted by redazione on Tue, 18/04/2017 - 08:56
Ecco il testo integrale del discorso del card. Montenegro, arcivescovo di Agrigento, pronunciato, in piazza San Domenico durante la processione serale del Venerdì Santo
Signore Gesù,
anche quest’anno, stando davanti a te con la mia gente, ti presento il mio stato d’animo.
So che mi comprendi perché anche Tu hai provato l'amaro sapore dell' angoscia tanto da arrivare a dire: «La mia anima è triste fino alla morte» (Mc 14,34).
Submitted by Suddovest on Mon, 17/04/2017 - 10:17
L’universo tende spontaneamente verso il disordine, ed è il tempo che con la sua mano invisibile fa sparire tutte le cose dai luoghi destinati dalla necessaria e vana ostinazione degli uomini. Cercare di contrastare l’inerzia di questo processo infatti è in parte una necessità, in parte una follia.
Submitted by redazione on Mon, 17/04/2017 - 08:42
Nullus locus sine genio
“Genius Loci”, è il titolo di un libro di Roberto Cotroneo che unisce fotografie e testi dell’autore, che con tale opera ha fermato, con lo scatto, il pubblico, nelle posture e nelle espressioni, negli spazi espositivi. Evidenziando così, in maniera eloquente, il rapporto tra il pubblico e l’arte: creando un’immagine ulteriore, descrittiva e compenetrante dell’interesse delle persone in un determinato luogo in sé significativo. Quindi, non soltanto l’opera esposta, non i soli visitatori, ma l'immagine pregnante di questi con le loro reazioni, spontanee o meno, quando si trovano, per loro scelta, in un luogo che li ha attratti per ciò che rappresenta e vi si rappresenta.
Submitted by redazione on Sun, 16/04/2017 - 17:31
Con la riflessione di Maurizio Iacono abbiamo aperto una discussione sul tema delle periferie e dell'abitare. Oggi interviene un giovane architetto, studioso di urbanistica. Tanto il filosofo Iacono che l'architetto Farruggia sono agrigentini, così è legittimo supporre che dietro le loro figure teoriche ci sia, frustrante, l'esperienza della figura slabbrata e anodina della nostra città.
Submitted by redazione on Fri, 14/04/2017 - 08:25
La periferia non è solo una fetta di territorio che si addossa intorno al centro di una città circondandola. La periferia è anche un concetto. Essere periferici è una sorta di valore negativo. Significa essere subalterni e inferiori al centro.
Submitted by redazione on Tue, 11/04/2017 - 19:56
Torino, 27 dicembre 1974. Nell'introduzione a La musica per film, raccolta di saggi sull'argomento scritti da Theodor W. Adorno e Hanns Eisler, Massimo Mila, grande musicologo torinese, dice qualcosa poco accoglibile.
Submitted by Suddovest on Mon, 10/04/2017 - 12:20
L’inferno sono gli altri, sosteneva Sartre, quando non aveva ancora incrociato le rotte di un umanesimo marxista che, come un fiume carsico, scorreva sotto la crosta del marxismo ufficiale.
L'inferno: l’altro, la sua soggettività che fin dallo sguardo disgrega e nega la mia soggettività.
Fa pensare al filosofo francese il film di Spranga Deshapriya Katugambala, ’Per un figlio’, a Sartre e al neorealismo, al ribaltamento di prospettive e gerarchie, di orizzonti culturali, avvenuto in questo mezzo secolo.
L’inferno è il silenzio degli altri, sembra sostenere il regista dello Sri Lanka, che ha 28 anni e da venti vive in Italia.
L'inferno: l’altro che negando le parole, attua una strategia di annientamento della mia soggettività.
Non sono questi i riferimenti culturali e cinematografici del giovane regista: ‘I miei riferimenti iniziano da Bresson a arrivano a Ozu e ai Dardenne. Il cinema deve avere un'impronta sociale. 'Per un figlio' è un film orgogliosamente clandestino, spesso girato anche senza permessi, nato dall'urgenza di raccontare ’.
Submitted by redazione on Mon, 03/04/2017 - 10:47
Il nostro archivio di voci differenti raccoglie, oggi, la storia di un giovane africano, disputata al silenzio dalla sensibilità di un nuovo collaboratore. Se i “compagni dell’avvenire” si chiederanno chi è stato Mouktar Kante, forse saranno severi con noi. A quei posteri che immaginiamo uomini giusti chiediamo indulgenza: fummo archivisti, non altro. G.V.
Submitted by redazione on Sat, 01/04/2017 - 18:52
Quando sono stato invitato a partecipare alla presentazione del il numero di Segno ora in distribuzione, avevo pensato di svolgere alcune mie considerazioni sulla Riforma protestante che ritenevo e che ritengo connesse a cose dette in occasione della presentazione del numero precedente; considerazioni che, dal mio punto di vista, valevano a sostenere le ragioni della continuazione della pubblicazione della Rivista.
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