GIOSTRA SENTIMENTALE A BARCELLONA di Vito Bianco
Submitted by Suddovest on Mon, 20/10/2008 - 19:55

Fedele alla linea, anche stavolta mi sono presentato all'appuntamento pieno di aspettative e felici ricordi. Confesso di dovere all'umorista americano le mie migliori risate cinematografiche; posso dire, parafrasando Stendhal: il suo umorismo ebraico ha formato il mio carattere. E dunque per nulla al mondo sarei disposto a perdermi un suo film, anche se questo non significa che la mia valutazione critica possa essere condizionata dalla riconoscente memoria del divertimento e dei capitoli più riusciti di una carriera lunga e variegata, che va dalla affettuosa parodia al dramma familiare bergmaniano.
Ma per sua e nostra fortuna Woody Allen non ha bisogno di indulgenze. Tra fisiologiche discontinuità di risultati, il cineasta statunitense continua a mostrare un'invidiabile vitalità creativa. Il cinema è quello che sa fare, e quindi, finchè può, continuerà a farlo. Magari abbandonando New York per cercare ispirazione altrove, come ha fatto con i due film londinesi (due ottimi racconti morali sul tema della giustizia e del desiderio di possesso) e con quest'ultimo girato a Barcellona, col quale torna alla commedia sentimentale ritoccata dalla sua personale maniera, nella quale si mescolano ironia malinconica e gusto per gli intrecci e i movimenti circolari, il divertimento e la voglia ultima di raccontare storie esemplari, che spingano lo spettatore alla riflessione.
Il titolo, Vicky Cristina Barcelona, subito allude a un triangolo amoroso. E in effetti, per buona parte della vicenda i personaggi in scena sono tre: le due ragazze americane in vacanza estiva, e il fascinoso pittore spagnolo che le seduce. E' perciò facile pensare ad un aggiornamento o variazione delle Due inglesi di Truffaut, almeno fino alla comparsa della scatenata ex moglie di Juan Antonio e del fidanzato di Vicky, la più tranquilla e sicura delle due amiche, che però imprevedibilmente si innamora dello spagnolo e medita di lasciare il fidanzato poi marito.
Nel mentre Cristina va a vivere con Juan Antonio, nulla sapendo dell'amica, un menage che presto diventa à trois per l'arrivo improvviso e drammatico di Maria Elena (una scatenata Penelope Cruz; gli altri sono la Johansson e Bardem). La ragazza, che cercava una relazione non convenzionale, trova più di quel che cercava. Nel triangolo gli spiriti selvaggi dei coniugi si placano, ma dopo un po' è lei a non reggere più la convivenza e lascia i due all'insuperabile nè con te nè senza di te.
La giostra erotico-sentimentale si muove con leggerezza per i luoghi più riconoscibili di una Barcellona che poteva essere meglio scrutata, approfittando della mobilità della camera a mano che consente percorsi rapidi e stimola curiosità e desiderio di scombinare la prevedibilità della mappa urbana turistica. L'aspetto più interesssante del film è il confronto tra due paradigmi amorosi, entrambi imperfetti: quello romantico della coppia scoppiata, e l'altro tiepido e domestico di Vicky e Dug, dove i sentimenti hanno una temperatura normale e il rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato ogni tanto si insinua quando meno te l'aspetti.
Un film di buona fattura, piacevole ma con un retrogusto amaro, dove nessuno dei personaggi sa quel che vuole (tranne Dug) e se sia possibile ottenerlo. Non lo sanno Maria Elena e Juan Antonio, che continueranno a lasciarsi senza potersi davvero lasciare; non lo sa Cristina, che continuerà a cercare una non meglio identificata relazione non conformista; e non lo sa Vicky, che nell'incertezza e nella mancanza di coraggio finisce col restare nel già noto, con un marito che forse non ama ma che la rassicura.
Tutto finisce com'era cominciato; la giostra è pronta a ripartire. Ormai lo sappiamo che la vita non insegna niente. E' il suo unico insegnamento.
categorie: